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Flaviano Zandonai, "Facciamo - davvero - innovazione aperta?"

FUTURO VIRALE #10

 

#FUTUROVIRALE, Flaviano Zandonai ospite della decima puntata

Flaviano Zandonai, sociologo, si occupa da oltre 20 anni di terzo settore e impresa sociale attraverso attività di ricerca applicata, formazione, consulenza e divulgazione editoriale. Ha lavorato come ricercatore senior in Euricse ed è stato segretario di Iris Network, organizzando workshop sull’impresa sociale. Oggi è open innovation manager presso il Gruppo cooperativo Cgm. Collabora con il magazine Vita e anima il blog ‘tempi ibridi’ sull’innovazione istituzionale.
 


 

La ricetta dell’open innovation

L’open innovation è una questione di amalgama tra 2 ingredienti: il più intuitivo ed esplicitato è l’apertura, il saper andare oltre i propri confini, il secondo è la cooperazione. L’apertura richiede sicuramente degli sforzi, come il mettere in luce la propria identità e le proprie priorità - soprattutto quando si tratta di innovazione - e, con l’aiuto derivato dalla cooperazione, diviene più semplice vedere i mezzi per il raggiungimento dei propri obiettivi e finalità anche a lungo raggio, allungando le reti di cooperazione.


Gli ingredienti dell'OPEN INNOVATION? Apertura e cooperazione, due termini che mescolati nel modo giusto diventano l'antidoto l'uno dell'altro. L'innovazione aperta è da amalgamare con molta pazienza.


Per quanto riguarda il panorama italiano dell’innovazione aperta - in particolare il settore dell’imprenditoria sociale - si ha davanti un paradigma, un settore nascente che ha autoprodotto il proprio sviluppo a corto raggio. Nulla toglie che negli ultimi anni siano presenti molti più soggetti propensi a trovare forme di cooperazione, favorendo la creazione di nuove sfide, come quella di trovare nuovi committenti. Cercare qualcuno diverso dalla propria realtà permette di sperimentare nuove visioni, una fase interessante, non scontata, con un bel cambio di mentalità. Inoltre, è importante valorizzare la partecipazione alla governance di un'impresa sociale e la libertà di movimento da parte dell’organizzazione.


In ambito di Open Innovation, non credo molto negli approcci ingegneristici o troppo strutturati. Credo molto negli strumenti, ma non bisogna farsi soggiogare: lo strumento va utilizzato ma allo stesso tempo contestualizzato, così può diventare un'opportunità


Un salto culturale verso l’ignoto della cooperazione

Alla base di una buona cooperazione è fondamentale una buona cernita di opportunità, sapendo scegliere e creando un nuovo spazio/contesto dove varie cooperazioni hanno modo di conoscersi, di sbagliare e di aumentare la propria consapevolezza.

Gli elementi fondamentali? Flessibilità e strumenti. Il campo dell’open innovation è pieno di ‘tools’ e capita di non saperli sfruttare al massimo, quindi perchè non avvalersi di persone competenti che lo facciano insieme a noi? Attenzione però a non farsi soggiogare dallo strumento, deve diventare un'opportunità, quindi è necessario lavorare molto sulle rappresentazioni reciproche delle organizzazioni facendo anche un lavoro culturale e creando un ‘terreno comune’. In questo modo un ‘policy maker’ deve promuovere da un lato una grande logica di open innovation e dall'altro evitare che la policy promossa assuma il ruolo di "gabbia".


Il futuro dell’open innovation

Molti spazi di coworking hanno a fattor comune il valore della propria community - spesso molto variegata - dove lo spazio fa da catalizzatore. Nel contesto attuale, diventa molto importante riuscire a costruire tutto questo anche in modo digitale, supportando gruppi di lavoro telematici, rendendo facile l’accesso a informazioni o a sistemi informativi sofisticati.

Davanti alla situazione attuale l’open innovation ha funzionato, ha accorciato legami e relazioni e ha messo in atto esperienze interessanti e sicuramente insolite in un contesto di normalità, sarà interessante il suo sviluppo.

Tre parole per il Futuro: APERTURA, COOPERAZIONE (come meccanismo), LIBERTÁ-E-RISCHIO (per poter fare open innovation ci vogliono margini di libertà che si possono mettere in atto nel momento in cui si può assumersi il rischio delle posizioni, delle relazioni e della dialettica dentro e fra le organizzazioni).