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Futuro Virale #7 – Alberto Robiati, “Futuri Possibili”
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Vincenza Pellegrino, "Futuri Testardi"

FUTURO VIRALE #6

 

#FUTUROVIRALE, Vincenza Pellegrino ospite della sesta puntata

Vincenza Pellegrino è professoressa associata all’Università di Parma, dove insegna Politiche sociali e Sociologia della globalizzazione. È stata consulente del Consiglio d’Europa, della Regione Emilia-Romagna (laboratorio permanente “Community Lab”) e di altri enti su temi quali migrazioni, consenso pubblico della scienza, qualitative future studies, partecipazione civico-politica e welfare pubblico partecipativo. Tra le sue pubblicazioni: “Futuri possibili. Il domani per le scienze sociali di oggi” (2019) e “Futuri testardi - La ricerca sociale per l’elaborazione del doposviluppo” (in pubblicazione). È membro del comitato scientifico dell' Italian Institute for the Future.


"I Futuri lottano testardi dentro all'incertezza"

 

 

Utopie e distopie: ecco cosa succede quando l'uomo è in piedi davanti al futuro

Che ruolo hanno le utopie e le distopie nel nostro approcciarci al futuro?
Chiariamo che esistono diverse forme culturali attraverso le quali ci proiettiamo verso il futuro, e lo facciamo perché il presente è un tempo troppo breve per avere un ordine autonomo.
Noi pensiamo che il presente abbia un debito soprattutto con il passato, per fare memoria, per non sentirci spaesati: in realtà il presente ha una relazione specifica con il futuro. Queste due "entità" hanno tra loro un nesso fondamentale.

Utopia e distopia sono le forme di rappresentazione sociale del futuro

L' utopia ha caratterizzato tantissimo la modernità (vedi Thomas More): possiamo definirla come la capacità straordinaria di mettere in scena le nostre speranze, pensandoci in un ordine sociale migliore. L'utopia denaturalizza il presente, dicendo all'essere umano che quello che vediamo oggi "non è ovvio", c'è dell'altro, e può essere migliore.
L'utopia di permette di dire sì, questo mondo non è inevitabile, e ci trasporta in una quotidianità diversa: è un esercizio poetico-letterario dell'immaginazione.

La distopia è il contrario: ci dice che questo mondo non è inevitabile, ma ci proietta nel peggio che può avvenire.
La differenza tra le due forme è che - mentre l'utopia si delinea nel 700/800, e poi si confonde nel 900 diventando ideologia - la distopia esplode proprio nel 900 con la fantascienza letteraria e distopica. Abbiamo quindi consumato al cinema grandi distopie, e questo ci ha come leggitimati a non credere che là fuori qualcosa a "base distopica" poteva davvero essere possibile. (Riflessione: è possibile che oggi questo ci tolga la forza di credere a ciò che ci sembra "un film", rendendoci necessaria l'attinenza ai fatti più possibili e possibilistici che vengono raccontati?)

La capacità di immaginazione: in questo momento, siamo in difetto da questo punto di vista?
Ci eravamo convinti che quella che conoscevamo fosse l'unica società possibile, rinchiusi in un'inerzia inevitabile. Oggi vediamo che la discontinuità storica può esistere, oggi vediamo che la caratteristica dell'umano è la gestione dell'imprevedibile.
Ciò che sta accadendo ci sta facendo capire che la storia é nella nostre mani con una capacità che nemmeno 10 Future Labs potrebbero avere :)
È un risveglio al fatto che "possiamo": però il contenuto è ancora tutto da vedere.

Il suggerimento è quello di tenere una "memoria di collettiva" di questo momento: teniamo traccia, buttiamo messaggi in bottiglia al nostro futuro.

Chi sono gli "orfani di futuro"?
> cronodepressi: ex politicizzati che non accettano nemmeno le più piccole proposte di cambiamento, tutti coloro che hanno investito molto sul progresso senza pensare alla ridistribuzione (60enni di oggi)
> cronofrenici: corrono come disperati, condannati ad innovare forzatamente con l'illusione di innovare pezzi di storia, riescono a fare microinnovazioni, espandono il presente perfezionandolo (giovani). Corrono senza meta collettiva di progetto è sfinente: sono coloro che sotto sotto vorrebbero smettere di correre.

Indizi per il presente: sforziamoci di non addomesticare il futuro, il rischio è quello di renderlo banale.
Sforziamoci di non dirgli mai "sei già come mi aspetto": per fare questo possiamo impegnarci a guardare il presente osservandolo nelle sue contraddizioni.
Lo stesso presente è pieno di co-presenti che dovrebbero allenarci a dirci "non è detto che il futuro sarà così come te lo immagini tu!"
La sfida per ogni generazione, infatti, è quella di allenarsi a vivere in un mondo che non sarà uguale a quello in cui si nasce e si cresce.

Tutto questo parlare di futuro ci va venire una gran voglia di essere ricercatori del presente

Come si riaprono le possibilità verso il futuro?
Innamorandosi.
L'innamoramento è sempre il momento "disruptive", anche nelle narrazioni letterarie e cinematografiche che propongono utopie o distopie.
E lo è perché, di base, l'innamoramento è un'eccedenza di fiducia che si dà all'altro: questa eccedenza apre la strada, e nella strada si genera la possibilità.

Tre parole per il Futuro
IMMAGINAZIONE
ASPIRAZIONE
IL DISPIEGARSI DELLE COSE
 
 

Link utili per approfondire

- Il libro di Vincenza Pellegrino Futuri Possibili, Ombre Corte 2019 [consigliamo davvero la lettura del libro a chi si sta appassionando di questo tema. È pieno di altre citazioni e nessi bibliografici, molto utili per costruirsi una prima mappa!
- Uno strumento utile (e divertente!) per mandare "messaggi in bottiglia" al proprio futuro: scrivere una lettera al proprio "sè" futuro tramite FutureMe.org
- L'Utopia di Thomas More